Julie’s Haircut, intervista a Luca Giovanardi


di Giulio Di Salvo




In occasione dell’uscita del loro nuovo singolo, pubblicato dalla rinata Gamma Pop su vinile 10" a tiratura limitata, abbiamo voluto fare due chiacchiere con Luca Giovanardi, uno dei fondatori della band emiliana quasi “maggiorenne” ormai; il vinile contiene due cover: “The Tarot”, dalla colonna sonora de "La Montagna Sacra" di Alejandro Jodorowsky e “O Venezia Venaga Venusia” tratta da "Casanova di Federico Fellini", firmata dal maestro Nino Rota.

- Luca, questo lavoro verrà presentato durante un mini tour internazionale che inizia venerdì…
Si, partiamo domani (giovedì 8 giugno, n.d.r.) per quello che tra di noi chiamiamo il "tour dei paradisi fiscali". Suoneremo infatti venerdì in Lussemburgo in questo festival che si chiama Panoplie, dove abbiamo già suonato l'anno scorso. Questa volta saremo in un locale più grande insieme agli Afterhours, porteremo una ventata di rock tricolore da quelle parti. Il giorno dopo suoneremo invece a St. Gallen in Svizzera, patria del design e della tipografia.

- Riguardo i Julie's, trovi esatta la definizione di rock band? O in fondo questa definizione è riduttiva per il genere che fate?
Per la verità noi tendenzialmente non ci definiamo proprio. Facciamo quello che facciamo, poi lasciamo volentieri agli altri l'ingrato compito di definirci, perché per noi è davvero difficile. Certamente la componente rock in noi c'è ed è importante. E' quello il mondo da cui veniamo e dal vivo abbiamo comunque l'impostazione di una band rock: chitarre elettriche, batteria e tutto il resto. Se l'alternativa deve essere la moltiplicazione dei sottogeneri, post-qua e post-là, ben venga il caro vecchio rock in cui dentro può starci di tutto. Senza scadere per forza in celentanismi, sarebbe forse più corretto intendere il concetto di "rock", come quello di "punk", come un'attitudine a come si fanno le cose piuttosto che come un genere musicale. Non so, non mi interessa molto, a dirla tutta.

 - Parlaci un po' di “Our Secret Ceremony”, il vostro ultimo album, datato 2009: quali sono le maggiori differenze che avete ricercato rispetto agli album precedenti?
Abbiamo semplicemente cercato di portare ad un livello ulteriore la nostra voglia di cercare una forma canzone dalla struttura non convenzionale, mescolare le lunghe fughe strumentali a melodie semplici ma magari non banali.

 - Come gestite, durante i live, la complessità dei vostri pezzi?
In realtà molti di quei pezzi sono per lo più suonati dal vivo anche in studio, per cui risulta abbastanza naturale. Poi certamente su album si aggiungono delle componenti produttive che sono il bello del lavoro in studio, la ricerca di un particolare dettaglio, l'aggiunta di qualche cosa qui e là, ma sono cose che dal vivo possono anche risultare superflue, nel live l'importante è riuscire a creare il giusto trasporto emotivo per ogni pezzo, è l'insieme che conta, bisogna trovare il giusto equilibrio tra un'esecuzione precisa e un impatto viscerale. 

- Nell'era dell' mp3, in cui i cd stanno scomparendo, voi nel 2009 avete sfornato questo doppio  album...perchè questa scelta?
Perché quelli erano i pezzi che componevano l'album e su un solo cd non ci stavano. Semplice. Poi è uscito anche in vinile perché è un formato che amiamo molto e in ogni caso è disponibile anche in digital download, non è che siamo dei luddisti, ce n'è per tutti i gusti. Mi pare che ora abbiano fatto la stessa cosa anche i Verdena, che sono su major (non oso immaginare la fatica per arrivarci in fondo coi discografici di mezzo), e sembra che stiano raccogliendo ottimi frutti, no? Chissà se in qualche misura li abbiamo convinti che la cosa era fattibile? :) Comunque ci vuole coraggio nel fare le cose, adagiarsi su modelli ormai assimilati non serve a nulla. L'arte deve stupire, deve avere un ruolo magico e spiazzante, se no che utilità può mai avere per l'uomo?


 - Non posso che darti ragione! Ritornando al discorso tour…per voi è meglio suonare in Italia o nel resto d' Europa, nel senso l'accoglienza è diversa? L'atmosfera, le sensazioni?
Dipende, ogni sera è diversa, anche in Italia. Diciamo che all'estero alcune cose funzionano meglio semplicemente perché in questo momento tutto funziona meglio che da noi!

- Credo siano stati i ZZ Top una volta a dire che «parlare di musica senza saper suonare è come parlare di sesso senza averlo mai fatto»....cosa ne pensi? Quanta importanza dai al giudizio dei critici?
Lo trovo un pensiero abbastanza stupido. O meglio: dipende a che livello se ne parla. Se ci si addentra negli aspetti tecnici, allora come in tutte le cose è bene sapere di cosa si parla. Ma se si tratta di dare un proprio giudizio su qualcosa, di confrontare opinioni, allora non vedo dove stia il problema. Credo che chiunque faccia musica "popolare" (escludiamo magari dal discorso la musica accademica o di ricerca pura) la faccia con la speranza che possa piacere al numero più elevato possibile di persone, per cui il giudizio di chiunque è insindacabile da questo punto di vista. Io ad esempio non ho mai girato un film e non ho mai scritto un  libro, ma avrò pure la libertà di farmi piacere Herzog più dei Vanzina o Ellroy più di Moccia? E avrò pure la libertà di parlarne con chi mi pare? L'arte ha una funzione anche sociale, se non se ne può parlare perde davvero molto della sua potenzialità. Sai che noia la musica fatta solo per i musicisti? Dovremmo abituarci a considerare la musica come un elemento fondamentale della vita di tutti, è una cosa dalla potenza maestosa, che può incidere enormemente sulla vita degli individui. Il giudizio dei "critici" mi interessa come quello di chiunque, se nel giudizio si tocca qualcosa che stimola la mia curiosità, magari un modo nuovo di vedere un determinato aspetto della musica che io non avevo considerato. Certo, capita di rado. A volte - non parlo necessariamente delle recensioni che ci riguardano - noto una certa superficialità dovuta non tanto alla carenza di conoscenza tecnica, ma alla carenza di curiosità. E questo sì che è un crimine imperdonabile. Inoltre bisognerebbe essere sempre accurati, mi infastidisce quando leggo un titolo o uno stralcio di testo riportato male. Se decidi di fare un lavoro, fallo bene.

- Tu in particolare, oltre i Julie's, hai tanti altri progetti: come si fa a fare  tutto e con la stessa intensità? E sono situazioni "legate" fra loro, cioè si influenzano a vicenda?
E' vero che mi piace tenermi impegnato musicalmente, ma le cose che non riguardano i Julies occupano una parte davvero minima del mio tempo o magari periodi in cui per un motivo o per l'altro l'attività dei Julies è momentaneamente sospesa. E' ovvio però che tutte queste cose mi aiutano a crescere, a migliorare e quindi per forza di cose si influenzano l'una con l'altra. Comunque io sono uno che perde poco tempo. Dormo poco e mi piace tenermi occupato.

 - Hai scritto la colonna sonora per il documentario “Una Fossa Di Nebbia Appena Fonda: La Storia Dei Fratelli Cervi (che ha fra l'altro ricevuto il premio MEI Museo della Resistenza Ca' di Malanca per i protagonisti della cultura e della musica per la memoria): come è nata la collaborazione con la Rai e come hai vissuto questa esperienza? Pensi di rifarlo in futuro?
Con la Rai non ho avuto personalmente alcun contatto. E' stato il regista del film a offrirmi la possibilità di questa collaborazione. La Rai e Roadtelevision, che producevano la cosa, si sono dette d'accordo e quindi eccoci qua. Mi piacerebbe moltissimo cimentarmi di nuovo in questo genere di lavoro, da grande appassionato di Cinema adoro lavorare sulle immagini e mi dà uno stimolo completamente diverso dal solito. Oggi le cose interessanti che si fanno in Italia se le becca tutte Teho Teardo, che ammiro moltissimo. Ma prima o poi anche lui dovrà pur rinunciare a qualche film che gli viene proposto, come fa a fare tutta quella roba? Io sto in panchina, in attesa…

- Ascolti mai i tuoi/vostri album quando li hai finiti e poi nel tempo a seguire?
Quasi mai. Ma credo sia normale. Cioè, capiamoci: appena sono finiti certo che li ascolto, per godermi finalmente il frutto di tanto lavoro e cercare di farmi un'idea di come è venuto. Ma poi basta, come si fa? Conosci a memoria ogni millisecondo di quelle registrazioni, ci hai passato sopra  talmente tanto tempo... E poi noti solo le cose che non ti piacciono e ti sale il malumore. Ecco, invece con una certa sorpresa devo dire che rimango quasi sempre favorevolmente colpito quando mi capita per caso di riascoltare alcune cose nostre dei primi album, magari dopo tanti anni che non le sentivo. Nonostante gli evidenti difetti, in generale i nostri vecchi dischi sono migliori di quanto mi ricordassi. Poco tempo fa stavamo preparando la nuova release digitale del nostro secondo album "Stars Never Looked So Bright" (disponibile su Itunes) e riascoltando alcuni pezzi sono rimasto davvero stupito dal lavoro produttivo che si percepisce in quel disco, dagli arrangiamenti, dalla cura dei dettagli. Non dimentichiamoci che è un disco fatto da ragazzi che a mala pena sapevano tenere in mano gli strumenti. Poi io sono tendenzialmente molto perfezionista ed è molto difficile che sia davvero soddisfatto di un lavoro appena finito, mi fisso sul dettaglio sbagliato senza rendermi conto che invece l'insieme funziona benissimo e quel dettaglio ad anni di distanza non sono più in grado di notarlo nemmeno io. Ma devo dire che con l'età sono migliorato molto da questo punto di vista. Adesso cerco l'impatto emotivo immediato e non mi piace ritoccare molto, preferisco sempre la freschezza magari un po' imperfetta. Infatti gli ultimi album una volta ultimati mi hanno lasciato addosso un piacevole senso di soddisfazione che prima non conoscevo. 

 - Per te quanto è importante il lavoro in studio e quanto quello sul palco?
Sono due aspetti diversi del lavoro di musicista. Per fortuna amo molto entrambi.

 - Attualmente a cosa stai lavorando, oltre naturalmente al nuovo album dei Julie's?
Io ho nel cassetto un po' di cose, sono lì che attendono l'occasione giusta per essere messe insieme in una nuova uscita. Mi piacerebbe continuare a lavorare al servizio delle immagini, per cinema o documentari, la cosa mi stimola molto. Vedremo se mi verrà proposto altro…. Intanto sto buttando giù qualche idea per un progetto a scadenza infinita di Luca Lumaca. Lilith mi ha chiesto di scrivere un paio di canzoni insieme a Ferruccio dei Cut per il suo prossimo album. Non vedo l'ora, credo ci divertiremo molto. Poi mi piacerebbe riuscire a smuovere la mia amica Angela Baraldi dal vortice di cover in cui si trova coinvolta al momento per vedere di farle produrre qualcosa di nuovo e di originale. Sta girando l'Italia con due progetti molto belli, il tributo ai Joy Division con Giorgio Canali e quello ai CCCP con Massimo Zamboni, ma è giunto il momento che dica qualcosa di suo, magari anche con l'aiuto di Giorgio e Massimo, perché no?


- Il 12 maggio avete suonato in compagnia dei Mercury Rev..... come è nata questa serata? mi piacerebbe sentire le tue impressioni….
Serata bella, ovviamente per noi è stato un onore poter aprire per una band che è stata una forte influenza sulla nostra musica nei primi anni di attività. Daniele del Rocker Festival si era detto felice di poterci avere come loro opening act, la loro agenzia li ha contattati per sentire il loro parere e ci ha risposto Jonathan Donahue dicendo che anche a loro avrebbe fatto piacere, a patto che fossimo stati in grado di infilarci con il nostro backline nello spazio di palco residuo. Per questo abbiamo semplicemente deciso di optare per una scaletta che prevedesse  un uso essenziale degli strumenti e siamo andati. Mettici pure che era il mio compleanno, per cui dopo il concerto abbiamo festeggiato. Insomma, per me è stata una gran bella serata.


- Insomma, proprio un bel regalo! E al ritorno dal mini tour prevedete qualche data in sicilia? 
In Sicilia per ora non prevediamo date, ne faremo un paio in Campania a luglio. Poi qualche altro concerto durante l'estate, ma per lo più dedicheremo i prossimi mesi alla scrittura e alla registrazione del nuovo album.




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