Movie Star Junkies - Son Of The Dust (Outside Inside Records, 2012)






di Sisco Montalto - Se vi chiedessi di indovinare da dove arrivano i Movie Star Junkies, probabilmente nessuno di voi azzeccherebbe la risposta.

Già perchè è difficile capirlo e soprattutto difficile credere che il quartetto, al loro quarto album, è tutto italiano e proviene da Torino, città dai mille volti, per molti sempre in movimento, per altri immobile e sempre uguale a se stessa.. e forse è anche questo che porta i Movie Star Junkies a chiudere gli occhi, imbracciare gli strumenti e catapultarsi, con una manciata di accordi, lontano chilometri dalla realtà nostrana; o forse è l'ispirazione data dai numerosi posti e dai numerosi live e dai numerosi volti che ha dato vita a Son Of The Dust.

Dopo due riuscitissimi album usciti per un’etichetta svizzera, i MSJ tornano con un album nuovo e accattivante, registrato in una vecchia stalla delle praterie del cuneese, che dà quella sensazione di live e di sporco a tutto il disco. Con la collaborazione voce-strumentale di Nathalie Naigre, Marie Mourier, Federico Zanatta (Father Murphy) e Michele Guglielmi (oAxAcA).

Un album leggero ma non troppo, perché in fondo non importa cercare e creare per forza ghirigori musicali, basta un po’ di energia, un reverbero, una batteria da picchiare e accarezzare come in un locale di New Orleans, una voce sbruffona e a tratti ubriaca, qualche sogno in testa, e il gioco è fatto! Così ci si ritrova nelle polverose strade dell'America di Tarantino, tra le storie surreali di Pulp Fiction o Grindhouse ma anche, perchè no, nel beat di kerouakiana memoria e poi Cohen, Young e il folk più puro...

Il disco corre via così, tutto d'un fiato, con qualche rallentamento per poi riprendersi, liscio, senza scossoni, sulla strada dell'immaginazione e del blues. Un cambiamento forte quello della band torinese, che con questo quarto album sposa sonorità più eleganti ad altre più da ballad e forse d'impatto commerciale (che non dispiace mai a nessuno), come nella prima traccia These Woods Have Ears, sicuramente il prototipo del pezzo moderno, in stile indie e con sonorità sopra citate; o There’s a Storm, pezzo sbiadito e cerimonioso, dallo stile “Doorsiano”.

Davvero difficile però, trovare una traccia migliore delle altre..a voi la scelta quindi!








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