Arcane of Souls - Il rock fatto in casa!


di Sisco Montalto




Arcane of souls è il progetto  solista di Alfonso Surace,  già chitarrista live dei Sakee Sed e tre dischi alle spalle con la band  tORQUEMADA

È uscito il 12-12-12, il suo album d’esordio come solista, “Vivo e Vegeto”

Un album fatto in casa, con pochi mezzi, pochi soldi ma tanta passione e ispirazione. L’esempio di come se hai qualcosa da dire (e da suonare) puoi farlo in qualsiasi modo. 

Per questo “Vivo e Vegeto” è un lavoro davvero interessante e sincero. Un rock acido, d’ispirazione anche italiana, a tratti visionario ma lucido spaccato della vita di un ragazzo normale.. 

Alfonso mi ha raccontato la sua vita di uomo e musicista...

-Mi racconti la tua storia di musicista e artista?
“Ho cominciato a suonare la chitarra un po’ tardi, verso i 16 anni. Ho iniziato a scrivere canzoni  praticamente subito, dopo appena due mesi di strimpellate. Suonavo con i miei compagni di scuola in gruppo che eseguiva cover dei Nirvana ma, anche grazie a me, proponeva un piccolo repertorio originale.

A 20 anni mi sono trasferito a Bergamo prima per lavorare, poi per studiare, infine ho messo su famiglia. Qui ho intrapreso una serie di esperienze musicali. Alla fine del 2003 ho formato con Luciano Finazzi la NoiseMachineBand, diventata poi il tORQUEMADA nel 2004.

Avevo molti pezzi già pronti e così pubblicammo “Tales from the bottle” (Insecta Records 2007). Successivamente fu la volta di “The Killer Ep” (Jestrai 2008). Nel 2009 abbandonai la lingua inglese (usata fino ad ora) per dedicarmi alla mia lingua natia, l’italiano.

Nacque così “Himalaya” (Paul Pastrelli 2011). Da maggio 2010 ho cominciato parallelamente un’intensa attività live come chitarrista dei Sakee Sed. Ho contribuito alla registrazione del loro Bacco Ep (Autoproduzione, 2011) suonando la chitarra nell’omonimo pezzo.

Durante tutto il 2011 e il 2012 mi sono rintanato nella mia taverna e ho prodotto il mio primo disco solista, spinto da un’irrefrenabile voglia di emozionarmi con la musica. Il risultato è stato “Vivo e Vegeto”.

-Ho letto che sei sposato e padre. E' facile poter spendere del tempo per la musica (che spesso nel nostro paese almeno a livello economico da poco) e nello stesso tempo pensare alla famiglia? Ci vuole grande passione credo..
“Non sono sposato “ufficialmente” ma probabilmente, prima o poi, lo farò per questioni legali e burocratiche. Convivo da 12 anni ma purtroppo le coppie di fatto non possiedono gli stessi diritti delle coppie sposate.
Comunque, ho una bellissima famiglia. I miei figli, Alice e Jacopo, sono una gioia continua. Sicuramente mi danno un sacco da fare.

 I bambini necessitano di costanti attenzioni e immenso affetto. Io e la mia donna, che è una persona molto in gamba, ci mettiamo tutte le nostre energie per soddisfare le loro esigenze e spesso finiamo le giornate stremati.

Questo non ci toglie la voglia di coltivare le nostre passioni. Amo la musica e non passa un giorno senza che io tocchi uno dei miei svariati strumenti. Ho sempre in testa nuove idee e cerco di materializzarle nei pochi momenti liberi che ho, spesso notturni. Come dici tu ci vuole grande passione, a me non manca anche perché senza musica non saprei come andare avanti.

Insomma, per me la musica è una valvola di sfogo per tutte le mie emozioni. Ho sempre il bisogno di esprimere le sensazioni che provo e la musica mi lascia sempre le porte aperte per farlo.”

-Parliamo dell'album. L'ho trovato molto interessante e ispirato. Mi racconti la sua evoluzione?
“Il titolo dell’album, “Vivo e Vegeto”, è nato solo a settembre 2012, in quanto, come dicevo prima, ho cominciato a registrare per emozionarmi con la musica. Non avevo un progetto di disco bene preciso, in effetti non avevo proprio un progetto di disco. 

Solo a fine agosto 2012 mi resi conto di avere un disco tra le mani. Il primo pezzo che è nato è stato “Pontiac”, lasciato volutamente primo anche sulla track list.
E’ un pezzo che ho composto tra una pausa e l’altra dei tour di tORQUEMADA e Sakee Sed. Per me è stata la molla che ha fatto scattare tutto, una sorta di antefatto. 

Infatti, “Pontiac” riassume i ritmi frenetici che seguivo in quel periodo e chi mi hanno portato ad avere problemi in famiglia. Ero spesso in giro, anche per più giorni consecutivi, la situazione rischiava di degenerare.

Purtroppo non campo di musica e non posso permettermi il “lusso” di affrontare tour infiniti. Amo suonare in giro ma in quella occasione dovetti abbandonare l’attività live. Seguì un periodo di depressione che però fece scattare in me la voglia di raccontare tutte quelle belle sensazioni,  a volte anche tristi, che provavo per la situazione in cui mi trovavo.”

-Ho trovato molti riferimenti (anche italiani) nella tua musica, tra tutti Rino Gaetano. Secondo me è molto forte il riferimento a lui. Cosa rappresenta per te il suo modo di vedere la musica, ancora attuale?
“Rino Gaetano è sempre stato uno dei miei artisti preferiti. Adoro il suo modo di scrivere canzoni. Rino è riuscito a parlare di argomenti spesso tristi e sgradevoli, ma l’ha sempre fatto con allegria, spensieratezza e profondità, Il tutto contornato dalle sue note autobiografiche.

Inoltre, la sua voce emoziona, ti entra dentro, probabilmente lo assimilata inconsciamente proprio per questa sua qualità. Per me non può che essere un complimento accostarmi a uno dei mie cantanti preferiti, probabilmente è anche riconducibile al fatto che siamo entrambi calabresi e in qualche modo l’accento “canoro” potrebbe risultare simile.

 Penso che canzoni come “Il cielo è sempre più blu” o “Fabbricando case”, giusto per citarne qualcuna, siano la sintesi perfetta della sua arte, che è stata, è e sarà sempre più attuale di molta dell’inutile musica-spazzatura che si ascolta al giorno d’oggi. Rino avrebbe potuto cantare le sue canzoni anche oggi non passando mai di “moda”.”

-C'è anche molto degli anni 60, di certe sonorità psichedeliche...
“Io amo gli anni ’60, i Doors, i Pink Floyd e soprattutto i Beatles, il loro sound è stato trainante nel mio approccio agli arrangiamenti in questi ultimi tre anni. Ho praticamente ascoltato tutta la loro discografia. Sono veramente sconcertanti. 

Ogni giorno mi rendo conto sempre di più di quanto sia grave che un gruppo come i Beatles non sia ancora oggetto di studio scolastico di ogni ordine e grado. La scuola dovrebbe insegnare a tutti la storia di questi quattro ragazzi di Liverpool e di cosa hanno dato alla musica e alla società.

Ma in particolare amo George Harrison. Lui è il top. Ho comprato una lap steel ispirato dall’uso che ne faceva lui. Molte melodie psichedeliche son partite da questa idea. Il resto è venuto da se. Quando sono entrato nel mood giusto ho scoperto vie nuove, anche con diversi strumenti e distinte soluzioni sonore che spesso si combinavano perfettamente dando questo effetto sognante, molto sixties appunto.”


-Un album interamente prodotto da te, molto "casalingo". Una scelta obbligata o la voglia di dargli quel senso di primitivo e istintivo che a tratti si percepisce nei pezzi?
“Direi che è stata la voglia istintiva di registrare in intimità a portare a una conseguente scelta obbligata nel metodo “casalingo”. Sono consapevole che, dal punto di vista tecnico, non ho ottenuto un prodotto competitivo. Ormai tutti investono tanto nel registrare i propri dischi in superstudio costosi.

 Non nascondo che sarebbe piaciuto anche a me noleggiare un bello studio con Studer a bobina, ma con i tempi di crisi che corrono e coi ritagli di tempo che ho a disposizione avrei dovuto avere a disposizione un patrimonio (che non ho) per soggiornare in uno studio per un anno. Insomma non era fattibile. Avevo necessità di ottimizzare i costi e i tempi.

Allora mi sono detto che bastavano i miei strumenti, dei microfoni e tanta passione. Vedevo crescere le canzoni giorno dopo giorno, come quando si vede la primavera che sboccia lentamente. È stato così naturale come lo scorrere di un fiume. Dal punto di vista artistico sono rimasto pienamente soddisfatto. “

-Come nascono i tuoi testi? Sembra ci sia molto di autobiografico..
 “Vivo e Vegeto” è prevalentemente autobiografico, mi sono ispirato a me stesso per scriverlo. Spesso, riascoltandolo, mi sento meglio, in quanto credo di aver espresso finalmente le mie emozioni e i miei sogni come mai prima d’ora. I testi sono nati sempre dal racconto di circostanze reali.

Tutte le canzoni contengono parti della mia vita di musicista-padre-insegnante, delle notti insonne passate in taverna a registrare il disco, delle delusioni personali che hanno rafforzato in me il desiderio di finire quello che stavo realizzando, dei problemi all’udito che ho scoperto di avere dopo una visita dall’otorino e della conseguente depressione.

Ma le canzoni parlano anche dell’amore che mi lega alla mia donna e ai miei figli,  della mia voglia di giocare ancora con la musica e della speranza che la musica stessa potesse aiutarmi a farmi superare uno stato di crisi interiore. Insomma, mi sono raccontato per conoscermi meglio, una sorta di lunga seduta di autoanalisi.”

-Il titolo dell'album è un messaggio che nonostante tutto ci sono e faccio quello che più mi fa stare bene, suonare?
“Essenzialmente sì. Non potendo permettermi il “lusso” di fare un vita on the road mi sono detto che, in modo anacronistico, potevo semplicemente essere un artista home-based, che pubblica dischi e, quando riesce, li suona in giro con degli amici. 

Fondamentalmente a me piace “partorire” musica, tra le mie mura e i miei cari, è quello che mi fa stare bene. Poi è ovvio, suonare dal vivo mi esalta tanto. Le vibrazioni che si sentono nell’aria di un concerto sono sempre fantastiche.”

-Ti vedremo live?
“Il “Vivo e Vegeto” Tour è già cominciato. Giusto che ci sono saluto la mia band composta fondamentalmente da amici di vecchia data: Francesca Arancio (violino e pianoforte), Mauro Mazzola (chitarra elettrica e lap steel), Luciano Finazzi (batteria) e Matteo Ronzani (basso). Grazie a loro sto portando in giro un live molto fedele al disco.

Purtroppo non ho un’agenzia di booking, di conseguenza sono io stesso a cercare date. Spero di riuscire a trovarne il più possibile ma so che è dura. I primi riscontri dal pubblico sono molto positivi e i locali che mi hanno ospitato fino ad ora sono rimasti soddisfatti promettendomi che mi richiameranno in futuro. Questo non può che darmi fiducia. La voglia c’è e la passione è tanta, l’Arcano è pronto per emozionare tutti!”





L'ultimo video di Arcane of Souls: http://www.youtube.com/watch?v=jXRqk2J6HOQ




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