“RIOT” -



LA RIBELLIONE DELL’UOMO CONTEMPORANEO NEL NUOVO ALBUM DEL SASSOFONISTA LEONARDO RADICCHI

Il 25 febbraio esce il secondo album del sassofonista e compositore Leonardo Radicchi che, dopo i consensi di “I hear voices in my head"(2011) si riafferma in veste di leader con brani che affrontano i diversi aspetti della ribellione rispetto alle tensioni sociali e agli eventi che caratterizzano la attuale società europea, americana e non solo.


Esce il prossimo 25 febbraio con l’etichetta Groove Master Edition “RIOT”, il secondo album del sassofonista compositore Leonardo Radicchi, personalità carismatica della nuova generazione di talenti del jazz italiano, che già nel 2011 si è affermato con il suo primo disco da leader “I hear voices in my head", edito dalla stessa etichetta ed inciso con il collettivo Creative Music Front, ottenendo notevoli consensi durante i tour organizzata in USA, Messico e Italia.
 Prodotto da Roberto Ramberti, RIOT sarà presentato in diverse location italiane tra cui la Casa del Jazz di Roma, lo Zuni Jazz & New Music di Ferrara,e la trasmissione “Jazz a Nota Libera” di Massimo Nunzi su Teleradiostereo2 (il 27 febbraio in diretta dalle ore 22).
Il repertorio dell’album si articola in 7 composizioni originali per le quali Radicchi prende spunto da personaggi, tensioni sociali ed eventi che attraversano la società europea, americana e non solo.
Tutti i brani fissano aspetti diversi della ribellione, dalla sua genesi di lungo periodo (il brano “Feeding a Shark in a Pool”), al suo svolgersi e consumarsi (“Suite for a Riot”, in tre movimenti), fino alla descrizione dei suoi personaggi (“People who say no” e “Blues for Yvan Sagnet”). 
In “Wait” tutto diventa più esplicito: si abbandona la musica strumentale per passare ad un brano in cui la voce (della cantante Marta Capponi) non lascia spazio a dubbi. Il disco si chiude con “Sing for Absolution”, brano dei Muse, della band alternative rock britannica, scritto dal leader Matt Bellamy, che si pone come naturale conclusione e che risolve nella liricità sia le tensioni ritmiche ed armoniche del disco che le pulsioni ideali che lo attraversano.
Musicalmente, il disco si inserisce nell’orizzonte del jazz più contemporaneo senza dimenticare le lezioni che grandi maestri statunitensi ed europei hanno lasciato sulla sperimentazione, sulla contaminazione e sull’impegno civile (tra cui Miles Davis, Ed Harris, Steve Coleman, John Zorn, Area, Joe Henderson, Lingomania).

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