Edible Woman - "Nation" (Santeria/Audioglobe/Rough Trade)



di Paolo Finocchiaro - Un graditissimo ritorno, orgogliosamente italiano, questo degli Edible Woman, trio nato nel 1999 e attualmente formato da Andrea Giommi (Basso, Voce), Federico Antonioni (Chitarra, synths, tastiere) e Nicola Romani (Batteria).

Dopo le divaganti e allo stesso tempo dirompenti atmosfere noise e psych-kraut di “Everywhere At Once” (2010) – Sleeping Star/Self, si riaffacciano con “Nation” (Santeria), in distribuzione italiana con Audioglobe e per il territorio europeo con la stimatissima Rough Trade, importante biglietto da visita che potrà servire da traino per un’auspicabile affermazione nel mercato britannico ed estero. Con questo full-lenght, prezioso e poliedrico, suggellano per la quarta volta una già interessante carriera tra proseliti noise/hardcore di Chicago, post punk, respiri psichedelici e arguti sentori krauti.


L’album in questione è stato registrato in presa diretta da Mattia Coletti ai Vacuum Studio di Bologna e masterizzato da Riccardo Gamondi (Uochi Toki, La Morte). Da notare che la presenza del Coletti non è nuova in fase di registrazione per il trio di Fano, difatti, anche nel precedente album il trio-gruppo-band si è avvalso della sua presenza; qui, oltre una semplice collaborazione da studio, vi è aria da sodalizio tecnico.

Questo nuovo lavoro non prende eccessivamente le distanze dai precedenti tasselli discografici, niente di male. E’ presente, però, una nuova apparente sensibilità compositiva e novelli propositi rispetto al passato. Una personale magia ermetica che erompe, infatti, dai suoni dei singoli componenti , (suoni spigolosi, profondi, vellutati) con una capacità di compenetrarsi tra di loro non affatto indifferente. 

Un reparto di suono, che come puzzle ordinato, batte echi di post-punk, dove i Clinic più psichedelici del primo periodo incontrano Ian Curtis dentro la divisione della gioia in cui, per l’appunto, i Sonic Youth hanno appena ultimato un concerto. E scusate se è poco. E’ anche presente, oltretutto, una sottile e ferrea voglia di far spiccare un messaggio sociale, forse politico, ma è comunque un messaggio, importante; e cioè, semplicemente: viviamo in un sistema malato? In una nazione malata? Il nostro io umano è malato? Tutto o forse nulla, ma comunque qualcosa di marcio c’è, una deformazione sociale, un carcinoma eletto, uno specchio sociale dove, forse, si riflettono zombie e mostri.

In ogni caso, una nuova e aggiornata prospettiva per la band. Prospettiva in cui “alzare il tiro” avrebbe giovato di più ad alcuni passaggi dei pezzi e per quel puzzle , di cui sopra, che forse , si sente un tantino tirato a lucido per le feste. Ma sono feste sagaci, orgogliose, negli addobbi e nei contenuti, dove una band, gli Edible Woman, dirige danze ed emozioni .








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