Nobel a Bob Dylan. Quando la poesia incontra la musica, diventa magia






Di M.L.Nel nostro mondo, dominato inesorabilmente dai social, è ormai normale che per ogni evento più o meno importante, che interessi personaggi famosi o meno famosi, di certo pubblici, si crei una scia (quanto lunga, dipende dall'appeal della notizia e da quanti la cavalcano) di commenti, opinioni e pensieri.

Folte schiere di webeti (forse lo siamo un po' tutti), direbbe qualcuno, o meno webeti, semplicemente degli attenti (non si sa quanto) osservatori dell'attualità, dei cercatori di like e scopritori di ovvietà, si scatenano. Non sono tutti appartenenti a queste categorie, i commentatori. Ne esistono anche di intelligenti, istruiti, fortunati, che dicono la loro ma motivano il tutto con l'aurea più o meno luccicante che il loro essere giornalisti, critici riconosciuti, opinionisti patentati, gli permette. 
Ora, è chiaro che dire la propria su qualsiasi cosa è una libertà sacrosanta e inviolabile, anche se è una cazzata pazzesca. Il problema è cercare di far dominare e vincere per forza e ad ogni costo, la propria visione di un determinato fatto. Quella prepotenza fastidiosa che ci si ostina a buttare nella mischia ad ogni occasione appetibile, che può essere contornata da commenti e appendici varie.

Gli eventi di questi ultimi giorni passeranno alla storia per motivi molto diversi. Ed è sempre interessante viverli, in qualche modo. La morte di Dario Fo è certo una dipartita di quelle pesanti, talmente pesante che parlarne in qualsiasi modo è cosa difficile, quasi impossibile, così come è impossibile dare un peso nella storia (o semplicemente nella quotidianità) alla sua figura e alla sua arte, ahimè probabilmente sconosciuta ai più giovani. Soprattutto analizzare il suo essere "artista politico". Lasciamolo fare allora ai giornalisti e intellettuali, di cui l'Italia è piena. Certo è che a volte il tempismo degli eventi è quasi magico. E allora mentre un premio nobel per la letteratura se ne va un altro viene incoronato.

Il nobel a Bob Dylan ha evidentemente sollevato una serie di commenti a livello mondiale e chiaramente pure in Italia. Sintetizzando parecchio, si potrebbe dire che si sono formate (come spesso accade) due schiere di pensiero: chi sostiene che Bob Dylan con la letteratura non c'entri proprio nulla e che i capi dell’accademia svedese abbiano preso una forte cantonata e quelli che invece sostengono l'esatto contrario, riconoscendo al cantautore statunitense un ruolo fondamentale nella letteratura. Probabilmente una verità assoluta è impossibile da raggiungere (e sarebbe forse anche inutile). Certo che a sentire alcuni esponenti di spicco della letteratura italiana e non, quasi offesi, dissentire da queste scelta, rende bene l'idea di come certi ambienti amino rimanere chiusi tra le loro quattro mura dorate. Un sistema di lobby che in Italia ha poi sempre trovato terreno fertilissimo. Quindi succede che qualsiasi cosa provochi una scossa in questi sistemi chiusi, venga automaticamente ignorato, snobbato. Un fenomeno molto più largo di quanto si possa pensare e di quanto si ha poi coscienza. 

Partiamo dal fatto che un premio è pur sempre un premio e la misura della propria importanza dovrebbe essere data tenendo a mente che è un uomo (o un insieme di uomini) che istituisce i premi, decide i criteri con i quali assegnarli e sceglie anche a chi assegnarli. Posto questo, dare il nobel alla letteratura ad un cantautore, sicuramente rappresenta una notevole apertura mentale e allo stesso tempo rispecchia molto quello che poi la gente comune pensa quando parla di Bob Dylan, delle sue canzoni, quando le canticchia, ancora oggi, magari in bus o in auto.

Se vogliamo banalmente prendere come punto di partenza il significato che un qualsiasi dizionario da al termine letteratura e cioè: "L'insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un'epoca o a un genere", beh allora certamente Dylan può considerarsi un letterato e le sue canzoni altrettanto possono essere considerate opere di letteratura, perché più di un libro di Baricco (giusto per citare un nome italiano) e tanti come lui, sono entrate nella cultura contemporanea, influenzando un'epoca e entrando nel quotidiano di persone normali, che hanno trovato nelle canzoni di Dylan un senso estetico ed un significato vero, che magari influenza poi la visione che questa gente normale ha del  mondo che le circonda.

Un artista come Bob Dylan allora può lasciare un segno profondo sulle persone perché riesce attraverso una commistione di musica e parole ad aprire la mente, ad avvicinare l'uomo comune alla musica e magari di riflesso alla poesia e alla letteratura in generale. E si sbaglia a dire che le opere di Dylan non sono letteratura perché esistono ed hanno un senso solo in quanto legate alla musica. Non è così, nel caso di Dylan poi la musica è quasi stata un veicolo per far arrivare più lontano e a più persone le proprie parole, la propria poesia e le proprie storie. E anzi grazie a Dylan, per esempio, la poesia, ormai da molti considerata genere polveroso e antico, da ignorare perché magari non commercialmente appetibile, riesce ancora a trovare proseliti e riesce ad affascinare, proprio per la sue caratteristiche estetiche, dirette e spesso universali. Caratteristiche che la musica può solo esaltare e non sminuire.

Raccontare il mondo in cui si vive è un'impresa ardua e non a tutti interessa farlo e la letteratura deve essere fatta anche da scrittori "leggeri" e da chi ama scrivere di commissari di polizia vari (per rimanere sempre nel nostro bel paese); puro svago e intrattenimento. Fare arte in generale per il gusto di farlo, per auto celebrarsi e innaffiare il proprio ego è un conto, e va bene; farlo per un’esigenza di raccontare la propria visione delle cose, per dare un’altra chiave di lettura alle vicende, per aprire le menti, per far semplicemente sognare, è un modo di fare arte altrettanto importante, che non a tutti riesce e (se è il caso) va premiato. Quando poi riesci a fare tutto questo attraverso un linguaggio si poetico, che però riesce ad arrivare con semplicità a molti, allora il premio vale doppio.

E’ un premio alla carriera forse, il nobel a Dylan ma può servire a capire come la letteratura e la musica (a dispetto di alcuni) possano benissimo andare a braccetto. E lui le ha fatte coesistere, portando la poesia e la scrittura, in una dimensione pop (popolare).

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